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Bruno Canu – La schedatura dei lavoratori

Dopo l’esperienza in Fiat, molti lavoratori in cassa integrazione o già licenziati, ebbero molta difficoltà a trovare un nuovo lavoro. La Fiat, infatti, aveva schedato gli operai, o gli impiegati, che avevano militato nel sindacato o che si erano distinti in qualche modo durante le lotte. Ciò ebbe conseguenze molto gravi non solo sul piano impiegatizio, ma anche sul piano umano.

Bruno Canu – La punizione

Impegnato sulla linea della Fiat 850, Canu assiste ad una scena inaccettabile: di fronte alla necessità di recarsi in bagno, un operaio accanto a lui vede rifiutarsi la sostituzione e si vede costretto ad abbandonare la sua postazione. Canu blocca le linee, sostenuto dai colleghi, richiedendo la presenza del “jolly”. Il giorno dopo lo mandano sulla linea della Fiat 500, basata su tempi di lavoro più rapidi e pesanti.

Bruno Canu – Il 1980

Il 1980 rappresenta il momento in cui la Fiat approfitta della debolezza dei lavoratori in lotta per ripristinare un sistema ormai superato da tempo e re imporre il suo dominio. L”80 viene vissuto come l’anno della sconfitta e, in parte, come l’occasione per una sorta di abbandono da parte della linea “dominante” del sindacato confederale verso gli operai e i delegati.

Renata Bonino – Mansioni e lotte

Ogni impiegata dell’ufficio paghe doveva occuparsi di un numero preciso di operai. Svolgevano il conteggio delle ore di lavoro, ricavato dal controllo delle cartoline bollate, e da lì si effettuavano i calcoli per gli stipendi.
Per poter ottenere un incremento di personale, poiché il lavoro era ormai ingestibile nella sua quantità e intensità, cominciarono a eliminare dalle abitudini gli straordinari: questo permise di assumere altro personale.
Inoltre, per ottenere il V livello per le impiegate non diplomate, cominciò il blocco delle imbustazioni.

Ines Arciuolo – L’accusa di terrorismo

Il licenziamento dei 61 operai si collega direttamente con l’accusa – che per alcuni di essi si rivelerà infondata – di terrorismo in fabbrica. L’operazione, dell’azienda, di divulgare via stampa i nomi dei licenziati e far passare un messaggio incauto sul tema stesso della lotta armata, provocò un’azione immediata dei sindacati: la proclamazione di uno sciopero di tre ore contro il terrorismo – sciopero non riuscito. Questa mossa potenzialmente avvallò l’ipotesi che gli stessi accusati fossero effettivamente colpevoli.