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Cesare Allara – Le provenienze regionali

L’arrivo in massa degli immigrati dal sud Italia vide lo sviluppo di due atteggiamenti diversi: da un lato forme di razzismo, più o meno spiccate, da parte di immigrati già stanziali a Torino e quindi “sospettosi” dei nuovi arrivati, e dal piemontese ben radicato. Dall’altra, dopo un periodo di assestamento si capì che si combatteva contro lo stesso nemico, per cui divenne semplice dare origine ad un movimento unitario.

Silvio Biosa – La violenza e la disperazione dei 35 giorni

Gli incarichi, durante i 35 giorni, erano diversi: sorveglianza, comunicazione, picchetti, coordinamento dei cortei, e via dicendo. Un altro aspetto di quei giorni, che viene raccontato poco, è quello violento. I reparti delle sellerie, occupati principalmente dalle donne, non partecipavano agli scioperi, e per questo alcuni operai – e in alcuni casi anche delegati – si prendevano la libertà di “punirle” molestandole fisicamente, cosa che richiedeva l’intervento degli uomini del servizio d’ordine.

Walter Massara – In officina

Il lavoro di progettazione consisteva non solo nel disegnare e progettare i “pezzi”, o gli utensili ma anche nel controllare che effettivamente tali strumenti funzionassero correttamente. Nel caso di intoppi o errori si rivelava necessario recarsi direttamente nelle officine per verificare il problema e porvi mano per la soluzione.

Cesare Allara – L’avvicinamento al sindacato

Quando Cesare Allara si accorge che forse non c’era così tanta differenza tra gli operai e gli impiegati, capisce che è il momento di partecipare alle lotte. Le disuguaglianze esistevano anche all’interno degli uffici, così come alcune mansioni molto faticose (non a livello fisico, ma tant’è), come per esempio nell’ufficio retribuzioni operai, dove i ritmi di lavoro erano serratissimi.

Cesare Allara – Le rivendicazioni degli impiegati

Il lavoro in Fiat era estremamente specializzato, specialmente per gli impiegati. Era quindi difficile offrirsi all’esterno per svolgere altre mansioni.
Le richieste degli impiegati, durante il periodo di lotte, erano principalmente limitate alla richiesta di un livello di inquadramento unico, eliminando in parte il potere di discriminazione che la Fiat operava anche negli uffici.