Archivi categoria: Impiegati

Vincenzo Elafro – Lotta per le impiegate

Tutte le impiegate assunte per una sostituzione di maternità venivano licenziate immediatamente dopo il rientro della persona sostituita. Per stravolgere questo regolamento e tutelarle, il Sindacato cominciò una lotta per fare in modo che queste lavoratrici fossero riconfermate. L’accordo fu raggiunto: per essere assunte a tempo indeterminato avrebbero dovuto impegnarsi per due anni in qualunque sede proposta dalla Fiat.

Cesare Allara – Le provenienze regionali

L’arrivo in massa degli immigrati dal sud Italia vide lo sviluppo di due atteggiamenti diversi: da un lato forme di razzismo, più o meno spiccate, da parte di immigrati già stanziali a Torino e quindi “sospettosi” dei nuovi arrivati, e dal piemontese ben radicato. Dall’altra, dopo un periodo di assestamento si capì che si combatteva contro lo stesso nemico, per cui divenne semplice dare origine ad un movimento unitario.

Renata Bonino – Mansioni e lotte

Ogni impiegata dell’ufficio paghe doveva occuparsi di un numero preciso di operai. Svolgevano il conteggio delle ore di lavoro, ricavato dal controllo delle cartoline bollate, e da lì si effettuavano i calcoli per gli stipendi.
Per poter ottenere un incremento di personale, poiché il lavoro era ormai ingestibile nella sua quantità e intensità, cominciarono a eliminare dalle abitudini gli straordinari: questo permise di assumere altro personale.
Inoltre, per ottenere il V livello per le impiegate non diplomate, cominciò il blocco delle imbustazioni.

Piero Pessa – Tipo di ufficio

L’ufficio tecnico dove Pessa svolgeva il suo lavoro era ubicato alla palazzina “Presse”, alla porta 16. Era un ufficio popolato da persone giovani, con brillanti aspettative di carriera. Chi era in qualche modo coinvolto in attività sindacali, o chi partecipava abitualmente agli scioperi, era abbastanza discriminato ed automaticamente escluso dai meccanismi di avanzamento di livello.

Ilario Dal Ben – Problemi di metodo

Dal Ben si occupava dei corsi di formazione tra i delegati. Nel momento in cui le esigenze comunicate dagli altri delegati non trovavano risposta adeguata vennero fuori i primi problemi: per rifiutare un metodo didascalico imposto, se vogliamo, dalle gerarchie, e in seguito anche all’opposizione della Fiom, Dal Ben decise di rassegnare le dimissioni da delegato e di rientrare in fabbrica.