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Bruno Canu – Primi rapporti con il sindacato

I delegati per il controllo dei cottimi, non riuscendo a sostenere un dialogo forte con la cosiddetta Commissione Interna e avendo poca esperienza in ambito sindacale, riescono a prendere contatto ai cancelli con alcuni sindacalisti della Fim e della Fiom, avviando così una prima fase di confronto e conoscenza dei rispettivi mondi, e successivamente un’organizzazione volta alla difesa dei diritti dei lavoratori.

Dino Antonioni – Gli Indiani baracchini

Durante gli anni di lotta, viene fondato un movimento “creativo” denominato Gli Indiani Baracchini, il cui simbolo consisteva in una falce incrociata da una freccia. La posizione di questo movimento si contrapponeva a quella del Sindacato e aveva lo scopo di ottenere sette anni di cassa integrazione senza nessun genere di trattativa: una vera e propria forma di rifiuto del lavoro, una provocazione che rompeva gli usuali schemi di protesta portati avanti dagli altri movimenti più “tradizionali”.

Pino Farris – Struttura delle officine

 L’officina 68, isolata rispetto alle altre, era contenuta all’interno della 71 e comprendeva tutto il reparto delle presse, di dimensioni impressionanti, che andava dalla porta 15 alla 18, da cui si entrava per la Meccanica. Queste dimensioni permettevano di entrare da vie diverse (via Settembrini, via Plava). Gli attrezzisti operavano in queste officine. Era un lavoro meno pesante rispetto ad altri, era piuttosto artigianale, di precisione.