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Piero Fassino – Il 1980 e l’errore del sindacato

Nel 1980, quando la Fiat annuncia il licenziamento di 14.000 operai, la città si schiera dalla parte degli operai. L’azienda, rimasta isolata, propone quindi la cassa integrazione per 23.000 lavoratori; il sindacato non accetta la proposta e prosegue la sua lotta per i 35 giorni successivi. La posizione della città, a questo punto, cambia.

Pino Farris – Una cattiva gestione delle conquiste

Alla fine degli anni ’70, dopo aver conquistato: un ridimensionamento dei tempi di lavoro, la pausa fisiologica di venti minuti ed altri diritti basilari per una migliore qualità della vita in fabbrica, si è visto, da parte di alcuni operai – quelli meno coscienti – un atteggiamento controproducente e irresponsabile.

Silvio Biosa – La violenza e la disperazione dei 35 giorni

Gli incarichi, durante i 35 giorni, erano diversi: sorveglianza, comunicazione, picchetti, coordinamento dei cortei, e via dicendo. Un altro aspetto di quei giorni, che viene raccontato poco, è quello violento. I reparti delle sellerie, occupati principalmente dalle donne, non partecipavano agli scioperi, e per questo alcuni operai – e in alcuni casi anche delegati – si prendevano la libertà di “punirle” molestandole fisicamente, cosa che richiedeva l’intervento degli uomini del servizio d’ordine.

Bruno Canu – Il 1980

Il 1980 rappresenta il momento in cui la Fiat approfitta della debolezza dei lavoratori in lotta per ripristinare un sistema ormai superato da tempo e re imporre il suo dominio. L”80 viene vissuto come l’anno della sconfitta e, in parte, come l’occasione per una sorta di abbandono da parte della linea “dominante” del sindacato confederale verso gli operai e i delegati.