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Adriano Serafino – Critica alla semplificazione del ’69

Spesso è accaduto che si spiegassero i fatti del 1969 in una maniera piuttosto semplicistica. L’origine di quelle lotte invece ha radici profonde che nascono sì dalle influenze dei movimenti di quel periodo provenienti dal resto d’Europa, ma anche dallo spontaneismo di alcuni gruppi di lavoratori appartenenti a categorie -in alcuni casi – privilegiate (ad esempio i manutentori).

Gianni Panosetti – Gli impiegati evitano lo sciopero

Siamo nel novembre del ’69: gli operai si organizzano in scioperi a scacchiera distribuiti per i reparti e si organizzano per picchettare i cancelli dall’interno, allo scopo di favorire una maggiore adesione allo sciopero da parte degli impiegati. Su una probabile sollecitazione dei capi, invece, molti impiegati entrano negli uffici durante la notte, evitando l’incontro con gli operai ai cancelli.

Cesare Cosi – I punti di svolta del ’69

Nel 1969 si vede una rinascita delle lotte incubate qualche anno prima: si recuperano innanzitutto il diritto di contrattazione e altri punti dell’accordo del 1962 che erano stati accantonati. Il bagaglio di esperienze accumulato dagli anni ’50 e l’esperienza del ’62 hanno permesso quindi di dare inizio alle lotte, dal ’68 in avanti.

Pino Farris – L’avvicinamento all’attività politica

Nel ’69-’70 Farris si avvicina all’attività politica militando nello Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), con il quale era venuto a contatto conoscendo alcuni ragazzi di Chieri, cittadina in cui risiedeva. I problemi di convivenza, di igiene e conseguente disagio sorti nella comunità salesiana che lo ospitava, sono alla base di un interessamento alla difesa dei diritti suoi e dei compagni, fino ad allargarsi verso una più ampia attività che arriverà fino ai cancelli della fabbrica.

Dino Antonioni – Il 2° livello

E’ il 1969 ed il reparto dei saldatori rivendica un passaggio di categoria. Ne approfitta anche il reparto delle carrozzerie, che si unisce alla lotta e rivendica altri diritti ancora, così come le meccaniche. Nasce così una lotta spontanea, durata più di una settimana, dove il sindacato, totalmente estraneo ai fatti, cerca di mediare, invano, proponendo assemblee risolutive.

Pino Farris – Collettivi e attività

L’esperienza nel Collettivo Lenin ha permesso ai giovani operai di confrontarsi con le diverse “cellule” presenti nella fabbrica. Anche la vicinanza con i gruppi studenteschi era molto importante per mantenere un dialogo vivo con l’esterno di Mirafiori. Negli anni ’70, Farris va a vivere in una comune a Torino, dove, insieme ai compagni, ciclostilava volantini e manifesti, risultato di una forte passione per l’attività politica.