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Pino Farris – L’arrivo a Torino e l’assunzione in Fiat

Nell’ottobre del 1968 Farris arriva a Torino da un piccolo paese della Sardegna. Insieme ad altri ragazzi, suoi corregionali, viene introdotto nel mondo Fiat grazie ad un prete che stringeva relazioni con la direzione dell’azienda. Assunto come manutentore meccanico alle presse, presto viene in contatto con il mondo operaio e i primi movimenti di protesta.

Pino Farris – L’avvicinamento all’attività politica

Nel ’69-’70 Farris si avvicina all’attività politica militando nello Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), con il quale era venuto a contatto conoscendo alcuni ragazzi di Chieri, cittadina in cui risiedeva. I problemi di convivenza, di igiene e conseguente disagio sorti nella comunità salesiana che lo ospitava, sono alla base di un interessamento alla difesa dei diritti suoi e dei compagni, fino ad allargarsi verso una più ampia attività che arriverà fino ai cancelli della fabbrica.

Cesare Cosi – I cortei interni

I cortei interni rappresentavano un momento molto importante durante la lotta operaia. Spesso capitava che reparti diversi si unissero per creare cortei più grandi, non solo per una questione di “voce più grossa”, ma anche perché la gente che vi partecipava aveva la possibilità di vedere anche altri reparti dello stabilimento, cosa che altrimenti le era preclusa.

Piero Pessa – L’ambiente di lavoro

L’ambiente umano era composto da persone piuttosto giovani, che arrivavano spesso da esperienze studentesche. La stagione del ’69 aveva portato degli elementi di apertura anche negli uffici, dove talvolta si partecipava agli scioperi. Nonostante la Fiat mantenesse un’impostazione gerarchica “militare”, gli episodi di autoritarismo erano rari.

Dino Antonioni – Gli Indiani baracchini

Durante gli anni di lotta, viene fondato un movimento “creativo” denominato Gli Indiani Baracchini, il cui simbolo consisteva in una falce incrociata da una freccia. La posizione di questo movimento si contrapponeva a quella del Sindacato e aveva lo scopo di ottenere sette anni di cassa integrazione senza nessun genere di trattativa: una vera e propria forma di rifiuto del lavoro, una provocazione che rompeva gli usuali schemi di protesta portati avanti dagli altri movimenti più “tradizionali”.