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Piero Fassino – Il 1980 e l’errore del sindacato

Nel 1980, quando la Fiat annuncia il licenziamento di 14.000 operai, la città si schiera dalla parte degli operai. L’azienda, rimasta isolata, propone quindi la cassa integrazione per 23.000 lavoratori; il sindacato non accetta la proposta e prosegue la sua lotta per i 35 giorni successivi. La posizione della città, a questo punto, cambia.

Silvio Biosa – La violenza e la disperazione dei 35 giorni

Gli incarichi, durante i 35 giorni, erano diversi: sorveglianza, comunicazione, picchetti, coordinamento dei cortei, e via dicendo. Un altro aspetto di quei giorni, che viene raccontato poco, è quello violento. I reparti delle sellerie, occupati principalmente dalle donne, non partecipavano agli scioperi, e per questo alcuni operai – e in alcuni casi anche delegati – si prendevano la libertà di “punirle” molestandole fisicamente, cosa che richiedeva l’intervento degli uomini del servizio d’ordine.

Cesare Allara – Berlinguer ai cancelli

Il Pci oscillava tra due linee: quella favorevole all’occupazione della fabbrica e quella contraria. Norcia pose la famosa domanda al segretario del partito proprio per stanare una risposta precisa. La risposta di Berlinguer provocò una serie di conseguenze nei giorni a seguire, titoli accusatori sui giornali e bagarre interne; ma questo portò anche la solidarietà delle cooperative emiliane che spedirono pacchi di viveri per gli operai impegnati nell’occupazione.

Pino Farris – La marcia dei 40.000

Durante i 35 giorni vengono aperte alcune porte dello stabilimento che prima erano sempre rimaste chiuse, aumentando la difficoltà dei presidi operai. Contestualmente, molti operai provenienti da altre regioni mostrano la loro solidarietà recandosi ai cancelli di Mirafiori per aiutare quelli torinesi. La manifestazione dei 40.000 impiegati segna la resa del movimento operaio, ma soprattutto dei sindacati.