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Pino Farris – L’arrivo a Torino e l’assunzione in Fiat

Nell’ottobre del 1968 Farris arriva a Torino da un piccolo paese della Sardegna. Insieme ad altri ragazzi, suoi corregionali, viene introdotto nel mondo Fiat grazie ad un prete che stringeva relazioni con la direzione dell’azienda. Assunto come manutentore meccanico alle presse, presto viene in contatto con il mondo operaio e i primi movimenti di protesta.

Cesare Allara – Le provenienze regionali

L’arrivo in massa degli immigrati dal sud Italia vide lo sviluppo di due atteggiamenti diversi: da un lato forme di razzismo, più o meno spiccate, da parte di immigrati già stanziali a Torino e quindi “sospettosi” dei nuovi arrivati, e dal piemontese ben radicato. Dall’altra, dopo un periodo di assestamento si capì che si combatteva contro lo stesso nemico, per cui divenne semplice dare origine ad un movimento unitario.

Pino Farris – L’avvicinamento all’attività politica

Nel ’69-’70 Farris si avvicina all’attività politica militando nello Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), con il quale era venuto a contatto conoscendo alcuni ragazzi di Chieri, cittadina in cui risiedeva. I problemi di convivenza, di igiene e conseguente disagio sorti nella comunità salesiana che lo ospitava, sono alla base di un interessamento alla difesa dei diritti suoi e dei compagni, fino ad allargarsi verso una più ampia attività che arriverà fino ai cancelli della fabbrica.

Lorenzo Gianotti – Un caleidoscopio del popolo italiano

Mirafiori era tutto: immigrati più o meno integrati, i cosiddetti “baròt” ancora legati all’attività agricola, i proprietari di alloggio, gli affittuari, i pendolari, e via dicendo. Inoltre c’era una grande differenza tra le officine e gli uffici, a livello sindacale oltre che sociale, il dialogo tra queste due categorie era poco praticato tranne che in alcune occasioni molto delicate, come la fase del terrorismo.