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Gianni Panosetti – Gli impiegati evitano lo sciopero

Siamo nel novembre del ’69: gli operai si organizzano in scioperi a scacchiera distribuiti per i reparti e si organizzano per picchettare i cancelli dall’interno, allo scopo di favorire una maggiore adesione allo sciopero da parte degli impiegati. Su una probabile sollecitazione dei capi, invece, molti impiegati entrano negli uffici durante la notte, evitando l’incontro con gli operai ai cancelli.

Vincenzo Elafro – Lotta per le impiegate

Tutte le impiegate assunte per una sostituzione di maternità venivano licenziate immediatamente dopo il rientro della persona sostituita. Per stravolgere questo regolamento e tutelarle, il Sindacato cominciò una lotta per fare in modo che queste lavoratrici fossero riconfermate. L’accordo fu raggiunto: per essere assunte a tempo indeterminato avrebbero dovuto impegnarsi per due anni in qualunque sede proposta dalla Fiat.

Renata Bonino – Mansioni e lotte

Ogni impiegata dell’ufficio paghe doveva occuparsi di un numero preciso di operai. Svolgevano il conteggio delle ore di lavoro, ricavato dal controllo delle cartoline bollate, e da lì si effettuavano i calcoli per gli stipendi.
Per poter ottenere un incremento di personale, poiché il lavoro era ormai ingestibile nella sua quantità e intensità, cominciarono a eliminare dalle abitudini gli straordinari: questo permise di assumere altro personale.
Inoltre, per ottenere il V livello per le impiegate non diplomate, cominciò il blocco delle imbustazioni.

Piero Pessa – Tipo di ufficio

L’ufficio tecnico dove Pessa svolgeva il suo lavoro era ubicato alla palazzina “Presse”, alla porta 16. Era un ufficio popolato da persone giovani, con brillanti aspettative di carriera. Chi era in qualche modo coinvolto in attività sindacali, o chi partecipava abitualmente agli scioperi, era abbastanza discriminato ed automaticamente escluso dai meccanismi di avanzamento di livello.