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Renata Bonino – Mansioni e lotte

Ogni impiegata dell’ufficio paghe doveva occuparsi di un numero preciso di operai. Svolgevano il conteggio delle ore di lavoro, ricavato dal controllo delle cartoline bollate, e da lì si effettuavano i calcoli per gli stipendi.
Per poter ottenere un incremento di personale, poiché il lavoro era ormai ingestibile nella sua quantità e intensità, cominciarono a eliminare dalle abitudini gli straordinari: questo permise di assumere altro personale.
Inoltre, per ottenere il V livello per le impiegate non diplomate, cominciò il blocco delle imbustazioni.

Piero Pessa – Tipo di ufficio

L’ufficio tecnico dove Pessa svolgeva il suo lavoro era ubicato alla palazzina “Presse”, alla porta 16. Era un ufficio popolato da persone giovani, con brillanti aspettative di carriera. Chi era in qualche modo coinvolto in attività sindacali, o chi partecipava abitualmente agli scioperi, era abbastanza discriminato ed automaticamente escluso dai meccanismi di avanzamento di livello.

Cesare Allara – Le rivendicazioni degli impiegati

Il lavoro in Fiat era estremamente specializzato, specialmente per gli impiegati. Era quindi difficile offrirsi all’esterno per svolgere altre mansioni.
Le richieste degli impiegati, durante il periodo di lotte, erano principalmente limitate alla richiesta di un livello di inquadramento unico, eliminando in parte il potere di discriminazione che la Fiat operava anche negli uffici.

Dino Antonioni – Il 2° livello

E’ il 1969 ed il reparto dei saldatori rivendica un passaggio di categoria. Ne approfitta anche il reparto delle carrozzerie, che si unisce alla lotta e rivendica altri diritti ancora, così come le meccaniche. Nasce così una lotta spontanea, durata più di una settimana, dove il sindacato, totalmente estraneo ai fatti, cerca di mediare, invano, proponendo assemblee risolutive.