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Adriano Serafino – Critica alla semplificazione del ’69

Spesso è accaduto che si spiegassero i fatti del 1969 in una maniera piuttosto semplicistica. L’origine di quelle lotte invece ha radici profonde che nascono sì dalle influenze dei movimenti di quel periodo provenienti dal resto d’Europa, ma anche dallo spontaneismo di alcuni gruppi di lavoratori appartenenti a categorie -in alcuni casi – privilegiate (ad esempio i manutentori).

Pino Farris – L’arrivo a Torino e l’assunzione in Fiat

Nell’ottobre del 1968 Farris arriva a Torino da un piccolo paese della Sardegna. Insieme ad altri ragazzi, suoi corregionali, viene introdotto nel mondo Fiat grazie ad un prete che stringeva relazioni con la direzione dell’azienda. Assunto come manutentore meccanico alle presse, presto viene in contatto con il mondo operaio e i primi movimenti di protesta.

Gianni Panosetti – Gli impiegati evitano lo sciopero

Siamo nel novembre del ’69: gli operai si organizzano in scioperi a scacchiera distribuiti per i reparti e si organizzano per picchettare i cancelli dall’interno, allo scopo di favorire una maggiore adesione allo sciopero da parte degli impiegati. Su una probabile sollecitazione dei capi, invece, molti impiegati entrano negli uffici durante la notte, evitando l’incontro con gli operai ai cancelli.

Adriano Serafino – Lo sciopero per le tute da lavare

Il reparto della lastroferratura era uno dei più attivi. Ci fu un episodio che fece da preambolo ad altri scioperi, ossia la contestazione sul lavaggio delle tute da lavoro. Quando la Fiat comunicò agli operai che avrebbero dovuto provvedere loro al lavaggio (a casa), ci fu la rivolta delle mogli. A quel punto, i lavoratori incassarono il veto delle donne e tornarono in fabbrica rifiutando le nuove disposizioni dell’azienda. Questo fu uno dei tanti stimoli che alimentarono le rivendicazioni di quel periodo, soprattutto sul tema dell’ambiente di lavoro.

Bruno Canu – La punizione

Impegnato sulla linea della Fiat 850, Canu assiste ad una scena inaccettabile: di fronte alla necessità di recarsi in bagno, un operaio accanto a lui vede rifiutarsi la sostituzione e si vede costretto ad abbandonare la sua postazione. Canu blocca le linee, sostenuto dai colleghi, richiedendo la presenza del “jolly”. Il giorno dopo lo mandano sulla linea della Fiat 500, basata su tempi di lavoro più rapidi e pesanti.

Silvio Biosa – La violenza e la disperazione dei 35 giorni

Gli incarichi, durante i 35 giorni, erano diversi: sorveglianza, comunicazione, picchetti, coordinamento dei cortei, e via dicendo. Un altro aspetto di quei giorni, che viene raccontato poco, è quello violento. I reparti delle sellerie, occupati principalmente dalle donne, non partecipavano agli scioperi, e per questo alcuni operai – e in alcuni casi anche delegati – si prendevano la libertà di “punirle” molestandole fisicamente, cosa che richiedeva l’intervento degli uomini del servizio d’ordine.

Liberato Norcia – Terrorismo e BR

La prima azione terroristica fu quella ai danni di Bruno Labate, sindacalista della CisNal, incatenato ai cancelli di Mirafiori. Inizialmente questa azione fu vista, da molti operai, come esemplare per punire chi in passato aveva esercitato, sotto forma di licenziamenti, il proprio potere. Successivamente, l’argomento fu trattato scrupolosamente e, grazie a questo, le posizioni della maggior parte degli operai tornarono su livelli ragionevoli e non violenti.