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Lorenzo Gianotti – Il caso dei 61 licenziati

Dopo il licenziamento dei 61 sospettati di terrorismo, i sindacati dichiararono uno sciopero di tre giorni che non ebbe alcun successo. Il Pci, invece, assunse una posizione diversa: invitò la Fiat a denunciare alla Magistratura chi era sospettato, dando una giustificazione effettiva del licenziamento. Contestualmente, il clima che si respirava tra la dirigenza aziendale era diventato insostenibile per la paura di rivalse.

Cesare Allara – Berlinguer ai cancelli

Il Pci oscillava tra due linee: quella favorevole all’occupazione della fabbrica e quella contraria. Norcia pose la famosa domanda al segretario del partito proprio per stanare una risposta precisa. La risposta di Berlinguer provocò una serie di conseguenze nei giorni a seguire, titoli accusatori sui giornali e bagarre interne; ma questo portò anche la solidarietà delle cooperative emiliane che spedirono pacchi di viveri per gli operai impegnati nell’occupazione.

Cesare Cosi – Le due anime del Sindacato

Dopo l’accordo del 1969, nel contesto politico il Sindacato aveva di fronte una serie di scelte da fare: o difendere le condizioni di lavoro e di vita degli operai in fabbrica, intervenire sulle prestazioni, sulla qualità dell’ambiente e la sicurezza, oppure delegare questo impegno alla politica. Questi due aspetti saranno in conflitto tra loro fino alle trattative dell’ ’80.

Lorenzo Gianotti – La sinistra extraparlamentare

Nel 1969 gli scioperi a pioggia permettono al movimento studentesco di avvicinarsi alla fabbrica, creando una vera e propria rete tra nuclei molto diversi tra loro e fondando il Comitato Unitario Antifascista, che era frequentato da diversi intellettuali, da esponenti del Pci e dei gruppi extraparlamentari come Lotta Continua e Servire il Popolo.