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Gianni Panosetti – Gli impiegati evitano lo sciopero

Siamo nel novembre del ’69: gli operai si organizzano in scioperi a scacchiera distribuiti per i reparti e si organizzano per picchettare i cancelli dall’interno, allo scopo di favorire una maggiore adesione allo sciopero da parte degli impiegati. Su una probabile sollecitazione dei capi, invece, molti impiegati entrano negli uffici durante la notte, evitando l’incontro con gli operai ai cancelli.

Adriano Serafino – Lo sciopero per le tute da lavare

Il reparto della lastroferratura era uno dei più attivi. Ci fu un episodio che fece da preambolo ad altri scioperi, ossia la contestazione sul lavaggio delle tute da lavoro. Quando la Fiat comunicò agli operai che avrebbero dovuto provvedere loro al lavaggio (a casa), ci fu la rivolta delle mogli. A quel punto, i lavoratori incassarono il veto delle donne e tornarono in fabbrica rifiutando le nuove disposizioni dell’azienda. Questo fu uno dei tanti stimoli che alimentarono le rivendicazioni di quel periodo, soprattutto sul tema dell’ambiente di lavoro.

Silvio Biosa – La violenza e la disperazione dei 35 giorni

Gli incarichi, durante i 35 giorni, erano diversi: sorveglianza, comunicazione, picchetti, coordinamento dei cortei, e via dicendo. Un altro aspetto di quei giorni, che viene raccontato poco, è quello violento. I reparti delle sellerie, occupati principalmente dalle donne, non partecipavano agli scioperi, e per questo alcuni operai – e in alcuni casi anche delegati – si prendevano la libertà di “punirle” molestandole fisicamente, cosa che richiedeva l’intervento degli uomini del servizio d’ordine.

Bruno Canu – Il 1980

Il 1980 rappresenta il momento in cui la Fiat approfitta della debolezza dei lavoratori in lotta per ripristinare un sistema ormai superato da tempo e re imporre il suo dominio. L”80 viene vissuto come l’anno della sconfitta e, in parte, come l’occasione per una sorta di abbandono da parte della linea “dominante” del sindacato confederale verso gli operai e i delegati.

Renata Bonino – Mansioni e lotte

Ogni impiegata dell’ufficio paghe doveva occuparsi di un numero preciso di operai. Svolgevano il conteggio delle ore di lavoro, ricavato dal controllo delle cartoline bollate, e da lì si effettuavano i calcoli per gli stipendi.
Per poter ottenere un incremento di personale, poiché il lavoro era ormai ingestibile nella sua quantità e intensità, cominciarono a eliminare dalle abitudini gli straordinari: questo permise di assumere altro personale.
Inoltre, per ottenere il V livello per le impiegate non diplomate, cominciò il blocco delle imbustazioni.

Lorenzo Gianotti – Il caso dei 61 licenziati

Dopo il licenziamento dei 61 sospettati di terrorismo, i sindacati dichiararono uno sciopero di tre giorni che non ebbe alcun successo. Il Pci, invece, assunse una posizione diversa: invitò la Fiat a denunciare alla Magistratura chi era sospettato, dando una giustificazione effettiva del licenziamento. Contestualmente, il clima che si respirava tra la dirigenza aziendale era diventato insostenibile per la paura di rivalse.

Cesare Allara – L’avvicinamento al sindacato

Quando Cesare Allara si accorge che forse non c’era così tanta differenza tra gli operai e gli impiegati, capisce che è il momento di partecipare alle lotte. Le disuguaglianze esistevano anche all’interno degli uffici, così come alcune mansioni molto faticose (non a livello fisico, ma tant’è), come per esempio nell’ufficio retribuzioni operai, dove i ritmi di lavoro erano serratissimi.