Archivi tag: Sindacato

Dino Antonioni – Il 2° livello

E’ il 1969 ed il reparto dei saldatori rivendica un passaggio di categoria. Ne approfitta anche il reparto delle carrozzerie, che si unisce alla lotta e rivendica altri diritti ancora, così come le meccaniche. Nasce così una lotta spontanea, durata più di una settimana, dove il sindacato, totalmente estraneo ai fatti, cerca di mediare, invano, proponendo assemblee risolutive.

Pino Farris – La marcia dei 40.000

Durante i 35 giorni vengono aperte alcune porte dello stabilimento che prima erano sempre rimaste chiuse, aumentando la difficoltà dei presidi operai. Contestualmente, molti operai provenienti da altre regioni mostrano la loro solidarietà recandosi ai cancelli di Mirafiori per aiutare quelli torinesi. La manifestazione dei 40.000 impiegati segna la resa del movimento operaio, ma soprattutto dei sindacati.

Cesare Cosi – Le due anime del Sindacato

Dopo l’accordo del 1969, nel contesto politico il Sindacato aveva di fronte una serie di scelte da fare: o difendere le condizioni di lavoro e di vita degli operai in fabbrica, intervenire sulle prestazioni, sulla qualità dell’ambiente e la sicurezza, oppure delegare questo impegno alla politica. Questi due aspetti saranno in conflitto tra loro fino alle trattative dell’ ’80.

Bruno Canu – Primi rapporti con il sindacato

I delegati per il controllo dei cottimi, non riuscendo a sostenere un dialogo forte con la cosiddetta Commissione Interna e avendo poca esperienza in ambito sindacale, riescono a prendere contatto ai cancelli con alcuni sindacalisti della Fim e della Fiom, avviando così una prima fase di confronto e conoscenza dei rispettivi mondi, e successivamente un’organizzazione volta alla difesa dei diritti dei lavoratori.

Dino Antonioni – Gli Indiani baracchini

Durante gli anni di lotta, viene fondato un movimento “creativo” denominato Gli Indiani Baracchini, il cui simbolo consisteva in una falce incrociata da una freccia. La posizione di questo movimento si contrapponeva a quella del Sindacato e aveva lo scopo di ottenere sette anni di cassa integrazione senza nessun genere di trattativa: una vera e propria forma di rifiuto del lavoro, una provocazione che rompeva gli usuali schemi di protesta portati avanti dagli altri movimenti più “tradizionali”.