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Bruno Canu – La punizione

Impegnato sulla linea della Fiat 850, Canu assiste ad una scena inaccettabile: di fronte alla necessità di recarsi in bagno, un operaio accanto a lui vede rifiutarsi la sostituzione e si vede costretto ad abbandonare la sua postazione. Canu blocca le linee, sostenuto dai colleghi, richiedendo la presenza del “jolly”. Il giorno dopo lo mandano sulla linea della Fiat 500, basata su tempi di lavoro più rapidi e pesanti.

Pino Farris – Una cattiva gestione delle conquiste

Alla fine degli anni ’70, dopo aver conquistato: un ridimensionamento dei tempi di lavoro, la pausa fisiologica di venti minuti ed altri diritti basilari per una migliore qualità della vita in fabbrica, si è visto, da parte di alcuni operai – quelli meno coscienti – un atteggiamento controproducente e irresponsabile.

Liberato Norcia – Terrorismo e BR

La prima azione terroristica fu quella ai danni di Bruno Labate, sindacalista della CisNal, incatenato ai cancelli di Mirafiori. Inizialmente questa azione fu vista, da molti operai, come esemplare per punire chi in passato aveva esercitato, sotto forma di licenziamenti, il proprio potere. Successivamente, l’argomento fu trattato scrupolosamente e, grazie a questo, le posizioni della maggior parte degli operai tornarono su livelli ragionevoli e non violenti.

Bruno Canu – I ritmi di produzione

I ritmi di lavoro erano molto elevati in generale, ma su alcune linee lo erano ancora di più: in carrozzeria, per esempio, sulla linea della Fiat 500, su tre turni si producevano 470 scocche per turno (una media di 470 scocche in 470 minuti), a differenza della Fiat 850, dove se ne producevano 300-350. La velocità della linea dipendeva dal caposquadra. Era lui che ne determinava il ritmo, impedendo qualunque tipo di pausa, anche fisiologica. Questo fu uno dei motivi che diedero vita alle prime lotte.