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Lorenzo Gianotti – Il caso dei 61 licenziati

Dopo il licenziamento dei 61 sospettati di terrorismo, i sindacati dichiararono uno sciopero di tre giorni che non ebbe alcun successo. Il Pci, invece, assunse una posizione diversa: invitò la Fiat a denunciare alla Magistratura chi era sospettato, dando una giustificazione effettiva del licenziamento. Contestualmente, il clima che si respirava tra la dirigenza aziendale era diventato insostenibile per la paura di rivalse.

Liberato Norcia – Terrorismo e BR

La prima azione terroristica fu quella ai danni di Bruno Labate, sindacalista della CisNal, incatenato ai cancelli di Mirafiori. Inizialmente questa azione fu vista, da molti operai, come esemplare per punire chi in passato aveva esercitato, sotto forma di licenziamenti, il proprio potere. Successivamente, l’argomento fu trattato scrupolosamente e, grazie a questo, le posizioni della maggior parte degli operai tornarono su livelli ragionevoli e non violenti.

Ines Arciuolo – L’accusa di terrorismo

Il licenziamento dei 61 operai si collega direttamente con l’accusa – che per alcuni di essi si rivelerà infondata – di terrorismo in fabbrica. L’operazione, dell’azienda, di divulgare via stampa i nomi dei licenziati e far passare un messaggio incauto sul tema stesso della lotta armata, provocò un’azione immediata dei sindacati: la proclamazione di uno sciopero di tre ore contro il terrorismo – sciopero non riuscito. Questa mossa potenzialmente avvallò l’ipotesi che gli stessi accusati fossero effettivamente colpevoli.

Lorenzo Gianotti – Un caleidoscopio del popolo italiano

Mirafiori era tutto: immigrati più o meno integrati, i cosiddetti “baròt” ancora legati all’attività agricola, i proprietari di alloggio, gli affittuari, i pendolari, e via dicendo. Inoltre c’era una grande differenza tra le officine e gli uffici, a livello sindacale oltre che sociale, il dialogo tra queste due categorie era poco praticato tranne che in alcune occasioni molto delicate, come la fase del terrorismo.

Ilario Dal Ben – BR in Meccanica

Il clima che si respirava ai tempi della lotta armata era senza dubbio molto pesante. Non c’erano però aperte dichiarazioni, da parte di nessuno, di simpatia o totale avversione nei confronti del terrorismo, nonostante si sapesse che in Meccanica la presenza di cellule era riconosciuta; si tendeva piuttosto a mantenere una posizione moderata, come se non fosse un tema da affrontare di persona.

Piero Pessa – Arresto di un impiegato

La presenza delle Brigate Rosse era capillare: i volantini venivano ritrovati oltre che nelle officine anche negli uffici.  Ciò rendeva sospetto ogni rapporto, anche tra colleghi, in quanto non si poteva sapere se chi si aveva di fronte facesse parte o meno di qualche gruppo terroristico. Uno degli impiegati venne arrestato perché divideva l’appartamento con un brigatista; durante la perquisizione della polizia, fu ritrovato del materiale inequivocabile e l’impiegato disse di non saperne nulla, cosa poco credibile. Venne rilasciato poco tempo dopo.